Disegno industriale

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Il disegno industriale (dall’inglese industrial design) è il processo di progettazione tecnica ed estetica di prodotti in serie, cioè realizzati attraverso la produzione industriale.[1]

In questa voce, l’espressione “disegno industriale” è intesa nel senso più ampio della parola inglese “design”. Le parole italiane più vicine al termine inglese non ne rendono tutte le sfumature semantiche: “disegno” rimanda solo all’aspetto artistico e descrittivo, mentre “progetto” solo a quello tecnico. Per questo anche in italiano si è diffusa la parola inglese design, che comprende gli aspetti sia estetici che tecnici della progettazione industriale.[1]

Obiettivo del Disegno Industriale

Nel realizzare il design di un prodotto si risolvono gli eventuali problemi di produzione e si cerca di migliorare ergonomia e usabilità da parte degli utenti-consumatori. Si studia la forma dell’oggetto, in relazione sia alla sua funzione che ad altri aspetti legati al mercato di massa: per esempio trasporto, imballaggio e sostenibilità ambientale. Infine si tengono in considerazione gli aspetti della comunicazione e del marketing.

Il lavoro del designer – la figura professionale di questo settore – va dalla fase di ideazione di un oggetto (concept) a quella finale di produzione, passando per tutti gli stadi intermedi: progettazione, sviluppo e ingegnerizzazione. I designer possiedono inoltre conoscenze teoriche e tecniche su comunicazione visiva, multimedialità e interattività: competenze necessarie per progettare le interfacce di prodotti e servizi.

Il termine inglese Industrial design indica un tipo di progettazione che si occupa dei problemi tecnici e funzionali connessi alla produzione in serie e tiene in considerazione l’aspetto esteriore dei prodotti, ossia la loro estetica, come si dice comunemente.

Spesso il termine design viene utilizzato erroneamente per definire solo l’estetica di un prodotto e quindi strettamente legata alla parte esterna del prodotto, alla sola “carrozzeria” o addirittura alla sola parte estetica, o cromatica. Design, invece, ha un significato molto più ampio e tecnico: comprende anche il rapporto tra il prodotto e il suo utilizzatore e l’intero studio del suo processo costruttivo, l’intero progetto di un prodotto, compreso il suo ciclo di vita. Il design di un prodotto è quindi il risultato dell’analisi di tutte le caratteristiche progettuali che definiscono il prodotto stesso. Il design di un oggetto, quindi, racchiude in se un elevato insieme di studi come l’ergonomia, l’usabilità, la pre-produzione, l’impatto ambientale, la dismissione, i costi, la scelta dei materiali e delle loro proprietà, dei rivestimenti, le proprietà meccaniche e strutturali, le proprietà tecniche, termiche, ottiche, personalità estetica, ecc.. ecc..

Settori di applicazione

Gli strumenti e il metodo di lavoro del disegno industriale ingegneria vengono applicati in vari settori produttivi, nominati ricalcando l’espressione “industrial design”:

Storia

La storia della progettazione industriale è lunga quasi quanto quella della produzione industriale stessa. Esistono diverse ipotesi sulla nascita della disciplina.

La principale la fa risalire al movimento artistico Arts and Crafts, nato in reazione alla rivoluzione industriale nell’Inghilterra del XIX secolo, che determina lo sviluppo delle arti applicate. Il processo artistico-creativo non è fine a sé stesso, ma comincia ad essere adattato alla realizzazione di oggetti d’uso comune. Fondamentali sono le possibilità offerte dai nuovi sistemi di produzione e il progresso nell’uso dei materiali.

La realizzazione degli oggetti esce così dai ristretti ambiti artigianali ed entra nel più economico processo di produzione seriale. Questo consente di accrescere enormemente il numero di pezzi prodotti e le persone che possono averli. La produzione in serie è centrale nella storia del design, anche se non ne è l’unica caratteristica.

Altri autori collocano la nascita del design come professione agli inizi del novecento, con l’attività dell’architetto tedesco Peter Behrens. L’azienda AEG lo incaricò di progettargli di tutto: dalle fabbriche, ai prodotti, alla comunicazione. Behrens definiva questa attività “riorganizzazione del visibile”. La definizione “industrial design” arrivò più tardi, negli anni Quaranta, coniata casualmente: a quanto pare compariva nel documento di un ufficio brevetti americano.

La storia del design caratterizza tutto il XX secolo. Man mano le filosofie progettuali moderne si fondono con i principi della produzione in serie: di un oggetto si pensano contemporaneamente l’aspetto estetico, le funzioni d’uso e le caratteristiche costruttive, collegando questi aspetti in una logica tipicamente moderna e razionalistica. Il designer diventa il controllore creativo di tutto il processo, lavorando a favore di una fruizione il più possibile allargata e quindi democratica del prodotto. Fondamentale, in tal senso, il contributo fornito dalla scuola di arti applicate del Bauhaus, fucina di idee-guida e promotrice di una funzione etica del designer nella società. Nel secondo dopoguerra le tendenze razionalistiche della progettazione si evolvono, e l’incessante aumento della capacità produttiva dell’industria contribuisce a diffondere l’idea di una progettazione che favorisce la deriva consumistica attuale.

Si sono succedute ed esistono numerose scuole di design, che si differenziano per approccio, metodologia progettuale e collocazione geografica, tanto che si sente parlare spesso di design italiano, giapponese, tedesco ecc., ognuno con caratteristiche ben riconoscibili.

Campi dell’Industrial Design

Fondamentalmente, il disegno industriale può essere suddiviso in 4 grossi campi:

Più in dettaglio, troviamo le seguenti sottocategorie:

Note

  1. ^ a b Disegno industriale Enciclopedia on line

Bibliografia

Voci correlate